“Viaggiando s’impara” di Candiano Calvelli. Appunti per il tuo prossimo itinerario.

Abbiamo chiesto a Candiano Calvelli di raccontarci i suoi oltre trent’anni di viaggi intorno al mondo, che adesso fanno parte di una pubblicazione “Viaggiando s’impara” (Nicomp, 2023). Ecco quanto ci ha rivelato nella nostra intervista.

Da piccolo sei sempre stato un bambino curioso: la prima volta che ti sei allontanato da casa è stato per inseguire un pastore tedesco. Possiamo definirlo come il tuo primo viaggio “avventuroso”?

Sì, fu davvero il mio primo viaggio di avventura. Avevo poco più di tre anni ed ero del tutto inconsapevole, ma le emozioni di quel giorno le ricordo come fosse ora. La bramosia mista alla paura di svoltare l’angolo del loggiato da solo, o meglio senza adulti. Vedere tutto intorno con nuovi occhi. Anche i luoghi che conoscevo già avevano un sapore diverso. Il maestro Guccini poi avrebbe descritto quel “capogiro” con parole di pura poesia:
“vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos’è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l’universo”.
L’atmosfera sospesa fra sogno e realtà che accompagnò il mio viaggio svanì davanti a mia madre che mi aveva raggiunto e che mi “ripassò” ben bene. Accettare la punizione per quella fantastica trasgressione penso sia stato il primo gradino della mia crescita. Capire l’errore, ma non rinnegare il valore di averlo compiuto.

Hai visitato 73 paesi e compiuto più di 3000 viaggi aerei. Nel 2013 Lufthansa ti ha dato la carta Senator 3 stelle, per aver superato dieci milioni di miglia in dieci anni. Visto oggi tutto questo che effetto ti fa?

Lo stesso effetto che mi fa ripensare alla mia vita. Un lampo, se ci penso con la bramosia di chi sente di non aver ancora fatto niente a confronto con quello che vorrebbe ancora fare. Un’immensità di ore, emozioni, incontri, preoccupazioni, soddisfazioni se ripenso agli anni, ai mesi, ai singoli giorni, molti dei quali sono valsi una vita. Può sembrare un paradosso ma l’esistenza alla fine è ordinaria nella sua limitatezza, mentre alcuni suoi istanti mi hanno cambiato e riempito di gioia e di valore. La vita in fondo è un viaggio e come tale, oltre alla meta, valorizza soprattutto ogni singolo passo.

Il titolo del tuo libro recita: viaggiando s’impara Allora la domanda è: che cosa insegnano i viaggi?

Ci insegnano a conoscere noi stessi. Voglio dire che viaggiare significa aprire cuore e mente verso quello che è lontano da noi, che non conosciamo, ma che ci attrae. Scoprire che, nonostante le diversità, ciò che ci circonda fa parte della nostra vita e che noi facciamo parte del mondo. Aiuta a capire chi siamo e chi sono gli altri, che si trovino a pochi chilometri da noi, o dall’altra parte de mondo. Aiuta a sviluppare empatia. Tutto questo s’impara, non solo sui libri già scritti da altri, ma attraverso le esperienze vissute in prima persona. Procedere passo dopo passo, per poi voltarsi e vedere la strada percorsa.

Qual è stato il viaggio più imprevedibile che hai fatto? Quello in cui ti aspettavi di trovare o scoprire tutt’altro e invece sei rimasto sorpreso (nel bene o nel male)?

Devo essere sincero, molti dei viaggi che ho fatto si sono dimostrati imprevedibili. Sono rimasto stupito in scoperte che si presentavano stupefacenti già prima di partire e che una volta sul posto mi hanno sorpreso per la loro imprevedibile grandiosità. Il Gran Canyon o le Cascate Victoria, giusto per citarne due. Oppure la Turchia che purtroppo ho scoperto non molti anni fa. Mi innamorai all’istante di quella “medianità”: perfetto equilibrio
fra tradizione e modernità, fra gioventù esuberante e vetustà piena di tradizione. Una cultura dove si riconosceva l’Islam ma allo stesso tempo anche l’influenza potente dell’Europa. La stazione dell’Orient Express a Istanbul era secondo me la testimonianza tangibile di quel luogo sospeso fra Oriente e Occidente, fra presente e passato.
Peccato che dopo pochi anni quel sogno è scomparso sotto lo stivale violento di un assurdo dittatore.

C’è ancora un viaggio che ti manca, un paese in cui non sei mai stato e dove andresti domani?

Come è avvenuto per tutti i miei viaggi, ho sempre preferito un viaggio possibile a un viaggio dei desideri. Ho spesso provato un po’ di imbarazzo nello scegliere una meta, perché ho sempre desiderato andare in tantissimi posti. Mi sono fatto guidare anche dalla natura e dal destino, se preferisci, in fondo sono consiglieri importanti. Ho sempre scelto la méta preferita fra quelle che per tanti motivi erano in quel momento raggiungibili. Domani andrei in Giappone… Islanda? Mongolia? Argentina? Magari mi accontenterò di andare in Uzbekistan.

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