09 Set I racconti vincitori del Puzzle Book Contest 2024
Leonardo Zampi e Annalisa Rundo sono i vincitori del Puzzle Book Contest 2024. I loro racconti “Il palio dell’orgoglio pingue” e “A cosa mi fa pensare” sono stati scelti tra quelli inviati alla nostra redazione.
Congratulazioni! Qui di seguito puoi leggere i racconti.
“Il palio dell’orgoglio pingue” di Leonardo Zampi
«E ora ho l’onore di lasciare la parola ad Underboobs, modella plus-size e attivista della body positivity!»
Giada Franchini era davvero emozionata: seguiva Underboobs sui social da anni, e un giorno le aveva promesso che, se mai fosse riuscita a diventare sindaca di Civitavetera Marittima, avrebbe organizzato un Fat Beach Day, e lei – Underboobs – ne sarebbe stata la madrina.
L’attivista aveva ringraziato e risposto con una diretta Instagram, durante la quale s’era anche commossa; solo che non si aspettava che Giada Franchini potesse davvero diventare Sindaco di una città così piccola e conservatrice.
E invece, quella minuta avvocatessa ce l’aveva fatta, e ci aveva tenuto a mantenere la promessa.
Così, quel 3 di agosto era diventato il primo Fat Beach Day d’Italia. Il Comune aveva deliberato di attrezzare un pezzo di spiaggia libera con ombrelloni e lettini più grandi del normale, che ovviamente sarebbero rimasti lì anche dopo l’evento; da ogni parte d’Italia (nonché dall’estero) era accorsa una folla di persone pingui, che adesso pendevano dalle labbra di Underboobs.
L’ influencer inspirò profondamente, chiuse gli occhi, li riaprì ed iniziò il suo discorso.
«Questa è una giornata storica, per noi persone pingui. Ringrazio di cuore la Sindaca Franchini per averla organizzata. Ancora oggi, noi pingui dobbiamo lottare ogni giorno contro la grassofobia imperante nella nostra società; la pubblicità continua ad imporci standard di bellezza inarrivabili, tutti incentrati sull’idea che magrezza sia sinonimo di bellezza.
È ora di dire basta a tutto ciò! Non siamo noi a doverci adeguare a questa società orribile e discriminante! È la società che deve adeguarsi a noi!». A queste parole scoppiò un applauso scrosciante e prolungato, che dette ulteriore coraggio ad Underboobs. «Siamo stanchi di non poter viaggiare su aerei e treni solo perché non li fanno con sedili della nostra taglia. Noi paghiamo le tasse come tutti gli altri, e contribuiamo all’economia anche più degli altri:
chiedetelo ai ristoratori, ai pizzaioli, ai gelatai». Ci fu un altro, prolungato applauso; l’oratrice ne approfittò per dissetarsi con un sorso di Coca-Cola.
Il discorso andò avanti ancora per una decina di minuti, e terminò con una sorta di ovazione del pubblico; infine, Underboobs restituì la parola alla Sindaca, per l’annuncio dell’evento inaugurale della giornata.
«Bene, care amiche e cari amici pingui» disse «Il Fat Beach Day è una novità, ma Civitavetera è anche una città di antiche tradizioni, e noi amiamo unire il vecchio al nuovo.
Così abbiamo deciso che il nostro storico palio marittimo quest’anno sarà il Palio dell’orgoglio pingue. Quei quattro pedalò» e qui indicò col dito i pattìni sul bagnasciuga, facendo voltare tutti i presenti «rappresenteranno le nostre quattro storiche contrade, e saranno guidati da altrettante coppie di voi, che si sono prenotate per la gara nei giorni scorsi».
Ci fu un altro applauso, dopodiché i “contradaioli” presero posto. Il percorso prevedeva di arrivare ad una boa posta a circa 500 metri dalla riva, circumnavigarla e tornare indietro.
Quando tutti furono in posizione di partenza, la Sindaca dette il via alla gara scoppiando un sacchetto di patatine.
Subito i coniugi Faralli – 120kg lui, 95 lei – della contrada dello Struzzo, si portarono in testa; seguiva la contrada del Barbagianni, i cui colori erano portati in alto da due venticinquenni palermitani in vacanza, che complessivamente superavano i 200 kg. In terza posizione navigava la contrada del Piccione, mentre all’ultimo posto arrancava quella del Fagiano; a
guidarla erano due fratelli giapponesi – Shinji e Gendo – anch’essi in vacanza assieme agli anziani genitori.
Quando tutte le contrade ebbero superata la boa, per i due nipponici l’ultimo posto sembrava ormai ineluttabile; i coniugi Faralli, sbuffando come vaporiere, s’avviavano trionfanti verso la riva.
Shinji si rivolse al fratello: «Arriveremo ultimi» disse quasi in lacrime «Copriremo di vergogna nostro padre e nostra madre!».
Fu allora che Gendo ebbe l’idea geniale: senza dir nulla, di colpo smise di pedalare, si aggrappò al bordo del pedalò, raccolse tutte le sue forze per issarsi e infine si lasciò cadere a mare. Shinji si sporse subito a sincerarsi delle condizioni del fratello, temendo fosse caduto in acqua per uno svenimento; ma Gendo riemerse subito, s’aggrappò alla boa e urlò «Va’, fratello, salva il nostro onore!».
E Shinji capì.
Si mise a pedalare come un forsennato, e, senza i circa 130kg del fratello a bordo, il pedalò del Fagiano prese a solcare le onde a velocità doppia delle altre contrade. Il Piccione fu raggiunto in dieci secondi, e dopo altri venti anche il Barbagianni fu superato.
Quando il ragionier Faralli s’accorse che Shinji li avrebbe superati, si rivolse a sua moglie: «Sonia, bisogna fare come loro: buttati in acqua, che ti pesa il culo!». Ma la donna era di tutt’altro avviso: «Buttati te, barile, che pesi 25Kg più di me».
I dissidi tra i coniugi Faralli costarono infine la vittoria allo Struzzo, mentre – di contro – l’amore fraterno dei fratelli nipponici permise al Fagiano di trionfare.
Per recuperare Gendo fu fatto venire dal porto un peschereccio da traino; la foto del ragazzo che esultava commosso, in mezzo alle acciughe, sulla rete da pesca sospesa a mezz’aria, ispirò un meraviglioso dipinto, che divenne poi la bandiera ufficiale dell’orgoglio pingue.
“A cosa mi fa pensare” di Annalisa Rundo
Sdraiata per terra, con i piedi appoggiati sotto al tavolo, Lisa aspettava in ascolto la parola successiva. Serena, nella stessa posizione stava per pronunciarla.
-‘SOLE!’ disse Serena dopo qualche secondo di esitazione
-‘Eh no questa non vale, l’abbiamo giá detta!’ ribatté Lisa
-‘Non é vero abbiamo detto ESTATE a questo giro! Sole lo avevamo detto al giro precedente’ contestò Serena
-‘Mmmhhh’
Lisa non ne era sicura e poi, come al solito, non voleva perdere
-‘Lo abbiamo detto a questo giro, ne sono certa! L’ho detto io prima! E poi comunque hai esitato troppo. Hai perso.’ dichiaròcon un grosso sorriso sulle labbra.
-‘Il gioco é finito’ concluse.
Serena naturalmente non gliel’avrebbe data vinta facilmente, cominciò a lamentarsi che non era giusto, che avrebbero dovuto ricominciare… Lisa abbassò i piedi, si alzò euscì da sotto al tavolo
-‘Basta io mi sono stufata!’
Ogni volta succedevacosì, passavano ore, pomeriggi interi a fare lo stesso gioco, le parole si ripetevano sempre uguali, ad ogni giro si confondevano, ridendo, poi, ad un certo punto, Lisa si stancava e il gioco finiva (ogni volta non senza rimostranze da parte di sua sorella).
-‘Basta adesso lo dico io’ intervenne la mamma
-‘La gente riposa a quest’ora, smettetela di fare confusione. Tra poco potrete scendere di nuovo al mare’
-‘Ma quanto manca?’ chiesero le bambine in coro con voce squillante
-‘Una mezzoretta’ rispose la madre ‘Adesso fa troppo caldo. E comunque anche dopo dovrete aspettare una altra oretta prima di poter fare il bagno’
Le bambine brontolarono qualcosa a bassa voce per provare a cambiare la direttiva che era appena stata data loro ma guardandosi in faccia capirono subito che era meglio lasciar perdere, non sarebbe servito contraddire la madre, al massimo avrebbero ottenuto di non fare per niente il bagno quel pomeriggio.
Diversi pomeriggi d’estate passarono in quel modo. Ogni pomeriggio, dopo pranzo, Lisa e Serena si sdraiavano per terra in terrazzo, appoggiavano i piedi sotto il piano del tavolo e, giocando a testa in giù, aspettavano l’orario giusto per poter tornare al mare.
-‘Mamma quando possiamo scendere di nuovo in spiaggia?’
Quelle parole risvegliarono i suoi sensi intorpiditi dal caldo, la sensazione dei vestiti appiccicaticci sulla schiena la risvegliò del tutto. Quanto aveva dormito? Mezzora? Un’ora? Le sembrava fossero passati trent’anni. Alzò gli occhiali scuri sulla fronte e si guardò intorno. La luce del sole era forte e la tenda del terrazzo riusciva a schermarla appena. Una testolina sbucava da sotto la sua sdraio, si sporse un poco per cercare di vedere meglio. Steso sul pavimento, a testa in giù, con i piedi appoggiati sul fondo del tavolo Luigi giocherellava con delle automobiline. Sorrise.
-‘Non ancora amore, hai mangiato da poco’
Il bambino brontolò qualcosa a denti stretti. Sorrise ancora.
-‘Mamma ma io voglio fare il bagno!’ Gridò lui.
-‘Shhh! Non gridare che la gente dorme a quest’ora!’ Rispose lei a bassa voce, appoggiando il dito indice alla bocca per marcare ancora di più il comando.
Ripensò a quella scena già vista, ripetuta sempre uguale in tanti pomeriggi d’estate passati ad aspettare l’ora giusta per poter scendere di nuovo in spiaggia e fare il bagno, ripensò a tutte le volte in cui sua madre le aveva ricordato quanto ‘gli altri’ debbanoriposaredopo pranzo in estate, ripensò a tutte quelle parole ripetute in ordine quasi sempre uguale, ai piedini di sua sorella appoggiati sul fondo del tavolo, al sorriso di quando riusciva a vincere.
– ‘Facciamo un gioco amore? Mentre aspettiamo?’ propose
-‘Va beneee!’ rispose Luigi con tono non convinto
-‘Io dico una parola e tu ne dici una altra a cui la mia ti fa pensare, ok?’
-‘Ok’
– ‘Sole!‘ cominciò lei
– ‘Ma mamma, SOLE lo abbiamo già detto!’
(Questo racconto è dedicato a mia sorella, che mi ha supportata e sostenuta in ogni momento della mia vita).