Intervista a Lapo Tasselli. In “Bagno Amore” racconto la mia Versilia negli anni ’90

Abbiamo intervistato Lapo Tasselli, autore fiorentino all’esordio narrativo con “Bagno Amore” (I Libri di Mompracem, 2024).

 

Bagno Amore già nel titolo ci porta al mare, ci fa pensare a una storia che ha a che fare con l’amore. Aggiungiamo alcuni hashtag #16 anni #Versilia #anni90 ed ecco che possiamo mettere insieme gli ingredienti principali di questo romanzo. Come la racconteresti questa storia?

La racconterei come se fosse un VHS riavvolgibile. Tornare indietro di 30 anni per rivivere una stagione della vita a cui non avevamo dato peso mentre c’eravamo, ma a cui il protagonista sente di dover far ritorno per capire meglio il presente. Si parte dal primo bacio dato in una notte di fine agosto sulla spiaggia tra gli schiamazzi di un falò vicino, che però sembra essere inghiottito dal mare appena le labbra si sfiorano. È il gesto che proietta Lapo nell’adolescenza e nella smania di scoprire cose nuove. Tutte le esperienze che seguono, dalle sigarette alle sbornie, dalle corse in auto al motorino in due senza casco, sono frutto di un periodo dell’anno in cui ogni cosa sembrava concessa. Spero di essere riuscito a raccontare quella spensieratezza che avevamo quando era ancora tutto potenziale.

 

La storia si muove su due piani temporali diversi, quello dell’estate del ‘92 e il presente. La narrazione danza “nel tempo” tra quel passato (che è però vivido più che mai) e il presente del protagonista intento a organizzare una cena trent’anni dopo. L’idea nasce da un’esperienza diretta o a te raccontata, da un’invenzione letteraria o dal desiderio che qualcosa del genere accada per davvero?

Il libro nasce e attinge a piene mani dalle mie estati in Versilia negli anni ’90. Poi fantasia ed esigenze letterarie hanno creato personaggi e una storia che non mi appartiene nella vita reale. Si mescolano racconti di amiche e amici, frasi prese dai muri in altre località, suggestioni che mi sono venute vivendo alcune esperienze mentre scrivevo. Il protagonista porta il mio nome, ma non sono io. Anche se ci sono diversi punti in comune.

 

Con quale tipo di sentimenti il protagonista guarda a quel passato? Lapo vuol sapere davvero che sapore ha il primo bacio trent’anni dopo, oppure c’è altro?

Quando il presente si fa complicato penso sia naturale ricercare nel proprio passato periodi che sono stati felici. Lapo però non è mosso dalla nostalgia. Ha bisogno di capire cosa ne è stato di quella compagnia di persone che frequentava. Non è contento della sua vita e vuol capire se chi era destinato al successo lo ha avuto oppure se invece ha deluso le aspettative. Vorrebbe resettare la sua vita sperando di viverne una migliore. Appena separato dalla moglie ricerca nel primo bacio il significato del vero amore e nell’estate in cui è diventato grande cosa è andato storto e perché.

 

Quali sono i temi sui quali hai puntato nel raccontare questa storia e perché?

Sono padre di una figlia adolescente. Inizialmente pensavo che questo libro servisse a lei per capire come eravamo. Volevo raccontarle cos’erano le compagnie del mare che duravano un mese. Il muretto dove ero sicuro di trovare sempre qualcuno. Cosa ha significato imparare a stare con chi non mi piaceva. Annoiarmi, saper aspettare. Trovarci in posti sconosciuti senza tecnologia. Ma anche il bello di perdersi. Tranquillizzarla sul senso di inadeguatezza, sulla voglia di piacere, sul desiderio dell’altro. Poi andando avanti ho capito che serviva forse più a me. A ricordarmi tutte le stupidaggini fatte, i segreti, i limiti superati, i contrasti con i miei genitori. Ho voluto mettere a nudo quella che era la nostra gioventù per capire ed essere capiti dai giovani di oggi.

 

Da un punto di vista stilistico il romanzo è ricco di dialoghi, spesso botta e risposta tra i personaggi che si avvicendano nei vari episodi. L’uso del dialogo (più di ogni altra cosa) ti ha permesso di “dare voce” senza filtri ai tuoi personaggi? Quale sensazione avevi intenzione di suscitare nel tuo lettore?

Il libro è scritto in prima persona, ma il protagonista viene delineato attraverso gli altri. Non avendo un narratore onnisciente che potesse entrare nella testa dei personaggi ho preferito farli parlare. Così hanno avuto una voce e il lettore può farsi un’idea di loro. Il botta e risposta è un espediente che ho utilizzato per dare dinamicità al dialogo. Non avendo più 16 anni mi sono rifatto un po’ ai ragazzi di oggi, che parlano molto velocemente. Volevo ingannare il lettore facendogli credere che chi parla è davvero un adolescente. La parte più difficile è stata far rivivere i momenti collettivi. Riuscire a non disorientare chi legge mentre la parola passa di personaggio in personaggio. Ho provato a dare quella sensazione di inebriamento in cui però alla fine trovi un filo logico.

 

A chi consiglieresti la lettura di “Bagno Amore”?

Sicuramente a quelli della mia età. Che abbiano passato le loro estati in Versilia poco conta. Chi è nato negli anni ’70 e ’80 credo si ritrovi in tante cose, oltre a recuperare tanti riferimenti amarcord. Lo consiglierei a chi ha sempre voglia di estate. A chi è stato troppo severo con se stesso. A chi desidera un po’ di leggerezza, non superficialità. A chi ama la Toscana e i Toscani. E poi mi piacerebbe che lo leggessero i ragazzi di oggi così che possano guardare ai loro genitori con occhi diversi.

 

LAPO TASSELLI

Lapo Tasselli vive a Firenze. È nato nel 1976 anche se sembra più giovane. Oggi è un imprenditore, ma non troppo. Si è dilettato come speaker radiofonico, fin quando non si è messo in testa di scrivere. Adora il mare perché dice che gli assomiglia. Bagno Amore è la sua prima prova narrativa.

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