Intervista a Matilde Maitan. In “Rebound” racconto di giovani, depressione e farmaci

Si può diventare depressi tutto a un tratto, in un soleggiato giorno di inizio febbraio? È ciò che succede a Vittoria, protagonista trentenne del romanzo d’esordio di Matilde Maitan, giovane autrice della Brianza di cui si parla molto bene per questa storia che narra di depressione giovanile e di tematiche tutte al femminile come la vulvodinia e l’endometriosi.

L’abbiamo intervistata qualche giorno fa e leggete un po’ cosa ci ha raccontato.

C’è una citazione di Sylvia Plath all’inizio del tuo romanzo, ed è questa:

È arrivato il momento di analizzare, di ricreare con la tua testa – senza limitarti a riempire la buca con palate di parole dette dagli altri. È arrivato il momento di elaborare parole e idee per conto tuo. Hai la mente congelata – hai paura di metterti in moto, vuoi solo tornare strisciando nell’utero. Ma prima pensa: qui c’è la tua stanza – qui c’è la tua vita, la tua testa: non ti agitare. Comincia a scrivere, anche solo una bozza sconnessa.

La tua storia “Rebound” ha come protagonista Vittoria, una ragazza di trent’anni. C’è qualcosa che accomuna la tua Vittoria con Victoria Lucas, alias Sylvia Plath?

Vorrei avesse in comune l’utilizzo della parola, cassa di risonanza per stati d’animo e sensazioni che non sapevo nemmeno di provare prima di leggere alcune sue righe, ma non voglio essere tracotante. Posso dire che gli elementi comuni sono la ricerca di autodeterminarsi, la voglia di realizzarsi e dover fare i conti con i fallimenti e lo stato mentale: l’estrema lucidità, intervallata però da momenti di totale annebbiamento durante i quali si vorrebbe solo eclissarsi da tutto.

 

Quando si scrive è perché si ha l’urgenza di un tema da trattare dal proprio punto di vista e poi condividerlo con i lettori. I tuoi temi quali sono stati? Qual è il messaggio che speri arrivi o sia già arrivato a chi ha letto questo libro?

Sarà banale, ma il messaggio è che non siamo soli: più persone di quante crediamo affrontano le nostre stesse difficoltà, convivono con le medesime paure e sofferenze; dunque spero che la storia di Vittoria possa essere di immedesimazione per i lettori, ma non solo. Ritengo possa essere utile anche per le persone che non si trovano nella condizione della protagonista, ma che sono accanto a qualcuno che invece lo è. Spesso non sappiamo come supportare chi deve fare i conti con patologie o con momenti difficili. Questa storia potrebbe essere d’aiuto.

 

Scrivi di depressione giovanile, di relazioni amorose complicate, di rapporti familiari, parli di vulvodinia, una patologia che non tutti conoscono, e lo fai con naturalezza ed empatia. Ma quanto coraggio c’è voluto per fare questa scelta?

Non credo di essere stata coraggiosa: è stata una necessità, è stato l’istinto di sopravvivenza per rimanere attaccata alla vita in un momento in cui ho dovuto affrontare la depressione. Non avevo dunque molta scelta e nel momento in cui ho iniziato, ho deciso che non mi sarei risparmiata. Non si possono affrontare le cose a metà e dunque ho messo tutto (o quasi) sul piatto. Ho scelto di autodeterminarmi con le parole, penso di essermi fatta un regalo.

 

Si parla molto di amori “tossici” oggi, lo sono anche quelli vissuti da Vittoria?

Sì, se non tutti, alcuni decisamente sì. Vittoria ne è consapevole fin da subito ma non riesce a distaccarsene, assuefatta dalla tossicità: prevale l’appagamento e la felicità di un breve momento, che non la stabilità di amori maturi e sani. Spesso il primo ostacolo è prendere consapevolezza della situazione in cui ci si trova, ma poi si pone un secondo problema, ovvero trovare la forza di uscire da relazioni – sia amorose, che lavorative o di amicizia – che sono consumanti. Per questo è importante farsi aiutare, prima che si rimanga fermi troppo a lungo in un pantano, prima che sia troppo tardi.

 

Questa storia è scritta con uno stile asciutto e profondo al tempo stesso e il tono drammatico di certi passaggi si alterna a quello semi-serio di altri. C’è tanta autoironia nel trattare le vicende narrate. Corrisponde a un lato del tuo carattere? Anche Matilde come Vittoria è così nella vita?

Ammetto di aver vissuto giorni in cui l’ironia non era affatto contemplata, ma in generale cerco di esserlo, e lo sono soprattutto con me stessa. Mi piace tingere i momenti drammatici con una nota di teatralità ironica, quasi grottesca, anche se a volte è più facile farlo a posteriori. Ritengo che l’ironia, oltre che salvare il mondo, possa anche fungere da base per riflessioni interessanti.

 

Titolo: Rebound. Ciò che più si ama
autrice: Matilde Maitan
casa editrice: Giulio Perrone Editore
Collana: Affiori
prezzo: 20 euro
ISBN: 979-12-5579-162-1
Pagine: 214
Data di pubblicazione: novembre 2024

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